Stress, l’anima imprigionata

Viviamo in un’epoca ricca di stimoli che spesso ci allontanano dalla vera essenza. Ci si ritrova assopiti, quasi narcotizzati, in preda a un turbinio di informazioni che lasciano l’Anima disorientata. L’Anima intesa come Coscienza, luogo incorporeo all’interno dell’uomo e centro di gravità che attrae e conserva emozioni, pensieri e ricordi. Soltanto l’unione con essa può renderci unici e con un’esistenza irripetibile.

L’uomo si osserva, si analizza, ma raramente raggiunge il vero equilibrio tra ciò che è, ciò che vorrebbe essere (o crede di voler essere) e ciò che la gente pensa di lui. Questa condizione genera uno stato d’incertezza e d’insoddisfazione che impedisce all’Anima di esprimersi liberamente, creativamente e di realizzare la sua identità. Si diventa, così, ancor più vittime della miriade di stimoli esterni che si alternano e si susseguono in un interminabile vortice, offrendoci una quotidianità confusa e non appagante.

Nascono, in questo modo, innumerevoli situazioni e condizioni di esistenza che provocano una reazione emotiva stressante. Lo stress dovrebbe rappresentare, se visto in chiave positiva e utilitaristica, una risorsa soggettiva della persona a un periodo che richiede un’intenso dispendio di energie. Uno sforzo per portare a compimento un’impresa importante che in breve tempo lascia il posto a un equilibrato allentarsi della tensione.

In realtà lo stress è diventato un modus vivendi, una disastrosa abitudine alla quale siamo assuefatti e dalla quale sembra impossibile disintossicarsi. E disintossicarsi è la parola chiave… Infatti un continuo stato di tensione intossica il corpo e inquina l’Anima.

Invece di sprecare la vita rincorrendo sterili stimoli consumistici, che ci allontanano dalla nostra identità e dal nostro fecondo potenziale, dobbiamo svegliarci, divenire consapevoli della nostra condizione e superare i condizionamenti dell’illusoria realtà.

E’ fondamentale liberarsi del proprio “personaggio”, un ruolo che imprigiona e dirige la vita su binari preordinati che spesso non conducono dove l’Anima vorrebbe dirigersi.

Se ci rendessimo veramente conto della caducità della nostra esistenza, attraverso una nuova concezione del tempo e della morte, troveremmo il coraggio per affrontare con rinnovato spirito le sfide della vita. Siamo ricchi di risorse, di forze e di amore e la vita è troppo breve per sprecarla con inutili recriminazioni…

E’ un diritto e un dovere dell’uomo ridestare la sua Coscienza animica e spirituale per fare luce sui propositi dell’Anima e realizzare, così, in maniera creativa una vita unica, gioiosa e che sia di supporto all’evoluzione di tutta l’umanità.

Si tratta di intraprendere un cammino, forse un lungo cammino, alla ricerca del proprio Sé.

Simbolicamente è un viaggio interiore, ma in realtà è un ricco interscambio con tutto quanto ci sta attorno. Si viaggia alla ricerca dell’universo che abbiamo dentro, per scoprire, poi, che non c’è confine tra il sé e l’immenso che ci circonda. Si parte per conoscersi meglio e si impara a conoscere anche gli altri. Si cerca il proprio destino e si intravede anche il percorso dell’umanità. Si tenta di individuare i lati oscuri che sono di ostacolo alla propria realizzazione e si trova anche il potenziale positivo da sfruttare. Insomma, è un viaggio affascinante che non si esaurisce, e non deve esaurirsi, dentro di noi, ma che comporta anche cambiamenti nella vita “fuori” da noi.

Siamo fatti di corpo e di spirito e il viaggio è un viaggio per lo spirito e per il corpo. Siamo Anime nate a questa vita fisica, fa parte di noi lavorare su entrambi i fronti.

Per guardarsi dentro serve, prima, spogliarsi di molti ornamenti inutili. Orpelli che altri ci hanno messo addosso o che ci siamo scelti per nasconderci alla nostra stessa vista o a quella degli altri o, ancora, per conformarci alle regole dei più.

Seguire le indicazioni e le aspettative altrui nel costruire la nostra personalità è come recitare una parte aspettando che la farsa, in cui abbiamo trasformato l’esistenza, riscuota successo.

Bisogna liberarsi del personaggio che ci siamo costruiti e lasciare venire fuori la vera essenza che ci anima. E poi, imparare ad ascoltare e comprendere quest’Anima dal linguaggio spesso oscuro e simbolico, ma estremamente interessante e rivelatore.

In pratica dobbiamo trasformarci da semplici attori in autori della trama della nostra vita e solamente dopo divenire gli autentici interpreti della nostra parte.

La libertà è, in definitiva, l’obbiettivo ultimo di questo cammino. Essa dovrebbe essere un diritto di tutti, ma non sempre è facile da raggiungere. Richiede l’acquisizione di alcuni elementi che ne precedono la conquista: consapevolezza e conoscenza, due doti che vanno assimilate poco alla volta.

Si tratta di ricostruire quell’immenso mosaico che rappresenta noi stessi, la nostra identità, la nostra anima, per sostituire l’immagine che gli altri hanno coniato per noi procurandoci un apparire invece di un essere.

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Dietro al sintomo, i meccanismi automatici dell’uomo

In un’epoca in cui viene fortemente rivalutato il concetto di medicina olistica, si parla spesso di disturbi psicosomatici, ovvero di malesseri fisici che derivano da un atteggiamento psichico perturbante, da un problema o un trauma emotivo; tuttavia ancora oggi, il meccanismo automatico che si cela dietro a queste corrispondenze rimane poco chiaro.

Si parla genericamente di riflessi non coscienti che influenzano lo stato fisico, ma, forse, in questo ambito le analisi fatte e divulgate non sono ancora state sufficientemente approfondite per consentire una vera comprensione di come si sviluppi la sequenza di azioni e reazioni capaci di interessare psiche e soma.

Proviamo, allora, a spiegarlo con l’aiuto di semplici considerazioni.

Nel suo pregevole libro “La medicina sottosopra”, Giorgio Mambretti affronta la nuova medicina di Hamer proponendo parecchi esempi, ambientati anche nel mondo animale. Tra questi ne citiamo uno molto semplice a proposito dell’infarto alle coronarie. Si tratta della “parabola” del vecchio cervo che deve mantenere la sua posizione di capobranco difendendosi strenuamente dagli attacchi del giovane “rampante”. Nel mondo animale la supremazia sul branco si stabilisce in base alla prestanza fisica; così, stagionalmente, il capo dovrà affrontare l’esemplare più giovane e forte per confermare o meno la propria posizione.

Il giovane cervo, entusiasta e vigoroso, possiede una potenza fisica difficilmente superiore rispetto al vecchio capobranco, nonostante quest’ultimo possa avvalersi dell’esperienza acquisita negli anni.

La natura, però, mette a disposizione del “vecchio” cervo un mezzo per aumentare la propria capacità muscolare attraverso una maggiore irrorazione sanguigna dei muscoli. Perché ciò accada, deve verificarsi una spontanea ulcerazione delle coronarie. Sostiene Hamer, e con lui Mambretti, che se il capobranco confermerà il suo status sociale il suo corpo riparerà naturalmente il “danno” fisico, diversamente potrà rischiare la vita.

Bene, tutto ciò è comprensibile e si può tranquillamente trasportare nell’ambito delle esperienze del genere umano, ma…

… L’uomo presenta anche associazioni inconsce e meccanismi automatici un po’ più complessi!

L’esempio precedente chiarisce ciò che può essere considerata una sequenza di “ordini automatici” che hanno conseguenze di tipo “meccanico” o, meglio, organico. Il tutto volto a migliorare le proprie prestazioni per salvaguardare le conquiste fatte e la stessa sopravvivenza.

Sarebbe già bello se tutti gli operatori della salute partissero da tali princìpi per prodigarsi nella propria missione! A volte, però, ci si trova di fronte a malesseri difficilmente riscontrabili in termini di “danni fisici”. Accertare in laboratorio le cause di un semplice “mal di testa” (usiamo appositamente un termine popolare e impreciso per sottolineare la “quotidianità” di un simile disturbo) è un’impresa ardua e spesso vana. Quando, come spesso (e fortunatamente) accade, non si trovano cause “tangibili” a un generico “mal di testa”, si finisce per imputarlo allo stress, alla stanchezza, eccetera. Sicuramente il “mal di testa” può avere origine da condizioni di superlavoro o di stress psichico o fisico di varia natura, ma le sue cause si possono ritrovare anche in una “cattiva” digestione, in uno squilibrio ormonale o addirittura in qualche singolare associazione di natura emotiva. La lista è piuttosto lunga e così si tende a giustificare l’impiego di rimedi che agiscano prevalentemente sul sintomo.

Sarebbe opportuno procedere altrimenti: la ricerca della causa è sempre di primaria importanza!

Esiste, in ogni caso, un’origine del problema che può essere rintracciata facendo ricorso a una tecnica idonea.

Facciamo un esempio, forse un po’ particolare e “colorito”, ma che potrà essere chiarificatore ed esemplificativo per la comprensione delle possibili cause scatenanti il nostro psico-somatico mal di testa.

Supponiamo che un signore si trovi tranquillamente seduto sulla panchina di un parco pubblico, intento a leggere il proprio giornale.

 

Alle sue spalle una pista ciclabile e dietro ancora un campetto di calcio dove due squadre di giovani disputano una partita.

L’uomo è assorto nella lettura, quindi il senso visivo è impegnato a rilevare i dati presenti sul giornale, dati che verranno trasferiti al cervello per elaborare la percezione delle informazioni raccolte.

La concentrazione non inibisce il funzionamento degli altri quattro sensi, che continueranno a lavorare anche se in condizioni di scarsa consapevolezza. Per esempio, il nostro signore sarà in grado di percepire i profumi e i rumori circostanti in maniera automatica, senza prestarvi attenzione.

E ora vediamo cosa può succedere: nel perfetto istante in cui il campanello di una bicicletta di passaggio suona, dietro le sue spalle ignare, sta arrivando un bel pallone di cuoio diretto proprio verso la nuca del malcapitato. L’evento, completamente inatteso, scatena una reazione di spavento e dolore pressoché contemporanei.

Prima che l’uomo diventi cosciente di ciò che è effettivamente successo, il suo sistema di percezione e archiviazione dati ha già registrato tutto l’accaduto in maniera immediata e automatica. E che cosa ha registrato? Tutte le impressioni pervenute, quindi: le ultime parole lette, il rumore del campanello, lo spavento, il colpo ricevuto alla nuca, il dolore alla testa, eccetera.

Il meccanismo automatico di associazione delle impressioni ricevute e di memorizzazione, di cui è dotato l’essere umano, non è fine a se stesso. Tra i molti scopi c’è anche quello di creare delle risposte rapidissime (re-azioni, appunto) e autonome in grado di provvedere alla sua salvaguardia.

Così, il “fatto” verrà registrato nell’inconscio con tutte le sue associazioni e l’inconscio invierà al subconscio, con il quale lavora a stretto contatto, comandi volti all’ottimizzazione della tutela dell’intera persona e della sua sopravvivenza. Il subconscio, per quanto decisamente poco intelligente, è un potentissimo e quasi infallibile attuatore.

I citati comandi potrebbero allora sfociare in “provvedimenti” simili al seguente: allorché si avverte un suono assimilabile (per intensità, per tonalità o per qualsiasi altra somiglianza) a un campanello, il collo e la testa invieranno un segnale doloroso in modo da prevenire ed evitare il potenziale trauma fisico. In questo caso il suono di un campanello può diventare fattore di re-stimolazione del dolore.

Questo meccanismo non è patrimonio dello stato cosciente, bensì di quello inconscio, e l’inconscio, come ci ha spiegato ampiamente la psicologia, in particolare da Freud in poi, ha la prerogativa di “condensare” i contenuti. Questo fenomeno è stato analizzato da Freud anche in occasione dei suoi studi sul materiale onirico. Infatti, nei sogni il protagonista è proprio l’inconscio. E’ fondamentale riconoscere e tenere presente l’importanza della stretta relazione esistente tra l’elaborazione inconscia e quella onirica… Ma di questo parleremo più avanti…

Così il caso preso in esame può instaurare catene di reazioni del tipo: “campanello – dolore al collo – perdita momentanea di equilibrio” oppure “lettura – mal di testa” o ancora “spavento – dolore alla nuca” e via di seguito.

Il nostro malcapitato signore potrebbe, per esempio, sentirsi male in Chiesa ogni volta che il campanello dell’officiante suona. Razionalmente il problema potrebbe essere tradotto in qualcosa di simile a “sono allergico all’incenso” o “il fumo delle candele mi provoca il mal di testa”, oppure, grazie a una zelante valutazione psicologica, si potrebbe giungere a ipotizzare qualche conflitto di carattere religioso… Eppure… quanto siamo lontani dalla causa reale!

 

Si può forse colpevolizzare il nostro personaggio per affermazioni del genere? No, perché la sua coscienza non è stata in grado di apprendere i VERI contenuti dell’avvenimento. Egli non poteva vedere ciò che stava accadendo alle sue spalle, a maggior ragione perché era intento in un’altra attività.

Esistono migliaia di esempi che potrebbero essere portati a confortare la matematicità di un meccanismo come quello esposto. Addirittura, per certi versi, tale automatismo è riscontrabile anche negli animali che condividono con noi la capacità di registrare a livello inconscio situazioni pericolose o nocive.

Qui è doveroso un brevissimo inciso: ovviamente il suddetto meccanismo automatico di associazione e registrazione si verifica anche in caso di avvenimenti piacevoli e fortunati. Non prendiamo in esame tali casi unicamente perché ci stiamo concentrando sulla possibilità di risalire all’origine di un malessere che, di solito, non scaturisce da un evento felice.

Torniamo ancora per un momento al parallelo tra uomo e mondo animale. Chi non ha mai visto un cane o un gatto dormire? Crediamo ben pochi! Bene, osservandoli si scopre facilmente che anche loro sognano. Infatti i più o meno piccoli movimenti ed emozioni che si verificano nel sonno non sono attinenti a quanto si svolge nel contesto che li circonda, bensì a un elaborazione inconscia.

Possiamo ipotizzare che un animale riviva in sogno scene di vita relative alla giornata precedente per ottimizzare l’apprendimento e creare in sé risposte automatiche più pronte ed efficaci.

Questo avviene in una certa misura anche nell’uomo, seppure quest’ultimo a causa di una psiche e di una mente più “elaborate” arricchisca i contenuti onirici con un simbolismo che rende più complessa l’interpretazione.

Possiamo, pertanto, affermare che il sognatore riviva scene appartenenti al passato e accadute altrove. Quindi, per l’essere umano come per l’animale, le regole del tempo e dello spazio che vincolano il nostro corpo perdono, almeno parzialmente, il loro rigore nel mondo onirico. Ciò sta a significare che, grazie alla memoria conscia e inconscia e a certe particolarità residenti nella nostra parte animica e astrale, è possibile rivisitare tempi e luoghi non contemporanei per estrapolarne insegnamenti. In altre parole per “fare tesoro dell’esperienza”.

Facciamo, ora, un passo avanti. Informazioni mnemoniche del genere di quelle citate vengono trasferite anche di generazione in generazione, sia per via genetica, sia per mezzo dell’educazione.

Geneticamente le giraffe si sono trasmesse l’ordine di allungare il collo per mangiare le foglie più alte degli alberi. E le generazioni successive hanno trasformato la razza in un miracolo della natura. Alcune razze di cani, ai quali viene crudelmente sacrificata la coda, finiscono per nascere con una coda già ridotta (forse anche nel tentativo inconscio di non dover subire il dolore e l’umiliazione della mutilazione). E così via. Queste situazioni, relative alle modificazioni genetiche, sono ovviamente proprie anche del genere umano, e altrettanto significativi possono essere gli esempi derivanti dai messaggi verbali e delle associazioni visive.

Jung racconta di aver compreso soltanto in età matura l’avversione innata che nutriva per la religione cattolica: egli aveva creato un’associazione visiva tra l’abito dei religiosi e il mito dell’Uomo Nero.

Quando, ormai uomo, vide controluce venire verso di lui un prete con il lungo abito talare e con il cappello ricordò l’analoga visione che si presentava dalla finestra della sua camera di ragazzo quando qualche religioso si recava a far visita al padre. Questa figura nera, incombente dalla collina e con il sole alle spalle, era stata dal giovane Jung associata al temibile Uomo Nero.

A volte possono occorrere anni perché certi misteri si svelino, proprio come nel caso di Jung e della sua particolare associazione.

Possiamo ipotizzare analogamente che una nonna che ripeta al nipotino “se non dormi, viene l’Uomo nero” possa instaurare, del tutto involontariamente, l’inizio di un meccanismo del quale si perderà la consapevolezza, ma non le conseguenze.

Cosa si può fare, dunque, per venire a capo di questi subdoli fattori di restimolazione?

Fondamentalmente esistono tre tipologie generali di intervento.

La prima è combattere i sintomi cosa che, quasi quasi, equivale a rassegnarsi. Anche se può rappresentare un sistema clemente da integrare a uno più risolutivo.

La seconda è sostituire l’informazione con un’altra caratterizzata da un differente messaggio da attuare, quindi agire in direzione di un intervento sul subconscio. Nonostante spesso il risultato si dimostri non definitivo, e quindi da ripetere, è pur vero che non avvelena il fisico.

La terza è risalire alla causa inconscia per liberarsi dal condizionamento. Si tratta, qui, di una vera indagine che, tramite le porte che si affacciano sui contenuti della memoria inconscia, può permettere di ritrovare il “capo del filo” e quindi comprendere la lezione e scaricare le associazioni inutili o, peggio, dannose.

A nostro avviso la strada migliore è l’ultima, in quanto soltanto la comprensione può permettere il superamento definitivo del problema. Ci piace chiamare questo processo “lettura e riscrittura del libro della vita”. In termini tecnici è più propriamente denominata Ricapitolazione cosciente e Ricapitolazione onirica. Insomma una vera e propria Dinamica del Ricordo che si avvale di specifiche porte per accedere all’inconscio.

L’importante è che l’individuo lavori in direzione di una sua evoluzione e che aumenti la conoscenza di sé.

La domanda che nasce spontanea a questo punto è: “Dove si trovano le PORTE, di questi magici passaggi, che permettono di comunicare con l’inconscio, senza che tale operazione si tramuti in un nuovo condizionamento?”

E noi rispondiamo: dove dovrebbero essere i varchi che ci permettono di guardare dentro di noi se non sulla nostra stessa area di frontiera? Il nostro corpo materiale confina con il mondo esterno tramite la superficie cutanea, è questa la nostra area di frontiera ed è qui che bisogna cercare: le porte si trovano sulla pelle!

La tecnica riflessologica che si fonda su una speciale mappatura di questi varchi spazio-temporali è quella che sperimentiamo, proponiamo e trasmettiamo da anni a tutti coloro che desiderino lavorare in tal senso.

In ultima analisi, se volessimo guardarci allo specchio e vederci come una “Macchina del Tempo” non sbaglieremmo per niente!

Ah, sì… dimenticavamo… ci sono anche le porte che si schiudono sul futuro!

Dermoriflessologia e l’eredità di Calligaris

di Flavio Gandini e Samantha Fumagalli

A volte, una mentalità ottusa e conformista si limita a causare pregiudizi e dissapori, ma quando si estende a un gruppo di persone che detiene una forma di potere essa potrà privare l’umanità intera delle scoperte più geniali.

La storia che stiamo per raccontare appartiene al secondo tipo, fortunatamente, però, termina con un lieto epilogo.

Per iniziare, dobbiamo compiere un viaggio a ritroso nel tempo: un centinaio di anni sarebbe sufficiente, ma per maggior precisione riavvolgiamo il nastro di 112 rivoluzioni solari.

Ci troviamo nel 1901 e un giovane laureando in medicina, il nostro connazionale Giuseppe Calligaris, si presenta a discutere la propria tesi di laurea all’Università di Bologna. Il titolo dell’opera è niente di meno che “Il pensiero che guarisce”!

In questo stupefacente trattato, Calligaris esamina le origini storiche dell’allora nascente psicoterapia, scorgendone tracce già nelle primitive forme religiose del passato. Egli sostiene, infatti, che i sacerdoti dell’antico Egitto, quelli di Esculapio, gli officianti Indiani e quelli ai tempi dei Romani, senza trascurare Pitagora, Apollonio di Tirano e altri celebri esempi, esercitavano una forma di terapia psichica, quando si avvalevano del potere dell’immaginazione per guarire i malati attraverso le pratiche religiose. Percorrendo i secoli, cita nomi illustri di persone che hanno messo in opera un approccio psichico, seppur con le più variopinte sembianze, per risolvere i problemi che da sempre affliggono l’umanità.

Scrive Calligaris: «tutti questi metodi a cui empirici e ciarlatani, medici e scienziati sono ricorsi col fine di guarire, dalla liturgo-terapia, che cominciò a esercitarsi da tempo immemorabile, fino al magnetismo e all’ipnotismo di epoche più recenti, non sono altro che vesti più o meno speciose di cui è ricoperta la psicoterapia, nella sua evoluzione successiva attraverso i tempi. È da notarsi infine, come essa sia venuta man mano spogliandosi di quel velo misterioso che la copriva nel suo nascere, e di tutte quelle influenze divine, animali o astrali che sembravano poi accompagnarla ed esser causa del suo esistere e del suo trionfare».

Proseguendo la lettura della tesi, vediamo delinearsi un preciso disegno: tutto quanto, in passato, era stato attribuito al magnetismo, all’ipnotismo e a pratiche assimilabili, non è dovuto ad altro che alla proprietà fisiologica del cervello di essere suggestionabile.

«Ogni suggestione – troviamo ancora scritto – ha la tendenza a realizzarsi, ogni idea ha la tendenza a tradursi in atto: vale a dire, fisiologicamente parlando, che ogni cellula cerebrale, influenzata da un’idea, influenza a sua volta le fibre nervose che devono realizzare questa idea».

Affinché la suggestione si compia, sono necessari due fattori: il primo è che l’idea suggerita venga accettata dal cervello, il secondo è che l’idea accettata si possa tradurre in azione. Questa proprietà fisiologica del cervello, di accogliere un’idea e di trasformarla in atto, è però governata dalla ragione e dal giudizio, i quali possono neutralizzarla, non permettendo all’idea di imporsi oppure non lasciando che si traduca in atto. Ragione e giudizio sono teoricamente i mezzi per filtrare i condizionamenti, sebbene anch’essi si articolino molto spesso su suggestioni di vecchia data.

Va da sé che per facilitare l’attuazione di una suggestione è necessario agire quando ragione e giudizio sono più deboli (e questo spiega il successo dell’ipnosi e delle tecniche affini), oppure perpetrando più volte il messaggio (scelta operata dalle moderne correnti motivazionali e simili).

Con la sua dettagliata analisi, Calligaris precorre di svariati decenni le più recenti scoperte in materia di psicologia, neurolinguistica, eccetera.

Ancora nella sua tesi leggiamo: «Noi abbiamo parlato finora dell’azione che sopra il corpo può esercitare il pensiero, prendendo questa parola nella sua più ampia significazione. Ma, per essere più precisi, avremmo dovuto dire l’intelligenza, poiché lo spirito agisce sul corpo anche per mezzo di altri due fattori ben distinti, che sono l’emozione e la volontà».

Ecco via via comparire gli ingredienti del portentoso cocktail che permette a un pensiero di tradursi in azione: l’idea, la ragione, la volontà, la fede e l’emozione.

Come sottolinea lo stesso Calligaris, l’emozione è l’elemento più rapido a reagire e a produrre modificazioni nella materia. È, infatti, l’effetto dell’emozione che fa svegliare di soprassalto nel cuore della notte, che fa svanire l’ubriachezza in pochi minuti, che fa incanutire i capelli, che migliora le prestazioni in caso di gare e competizioni, che blocca il corpo in caso di paura.

In sintesi, le emozioni piacevoli aumentano l’attività delle funzioni vitali, mentre quelle spiacevoli le debilitano.

Il giovane laureando, nella sua disamina, analizza persino la dinamica che sta dietro al verificarsi delle guarigioni miracolose: «Diremo infine, a proposito dell’emozione, che essa, unita alla fede incrollabile e alla forte volontà, è la causa di tutti quei così detti miracoli, per cui gli infermi risanano talora improvvisamente presso le immagini benedette dei santuari votivi».

Siamo di fronte alla dimostrazione dell’influenza che lo spirito esercita sul corpo, in un’epoca in cui alla psicologia non veniva ancora riconosciuto un vero valore terapeutico.

Ma Calligaris non finisce di stupirci, perché introduce anche i concetti di terapia olistica e di cura soggettiva. Scrive, infatti: «I modi di questa cura morale devono variare a seconda del carattere degli individui, e si potrà ottenere qualche risultato solo quando il medico sappia intraprendere una minuta analisi psicologica dei singoli pazienti e sappia far l’esame della loro anima, come quello del loro corpo. Bisogna cominciar col ricercare quali siano state le cause che hanno rotto l’equilibrio della loro vita normale, interrogando i famigliari e gli stessi malati da cui ci faremo raccontare i sintomi della malattia e di cui a poco a poco impareremo a conoscere la vita, i gusti, le occupazioni, tutto quello che essi amano e tutto quello che soffrono. Conoscendo come questi ammalati sentono e pensano, sarà più facile colpire direttamente il punto della loro sofferenza e la malattia del loro pensiero».

Si sarà reso conto il nostro paladino che stava proponendo alla classe medica un notevole impegno e dispendio di energie? Leggendo quanto segue, sembra proprio di sì: «È giocoforza l’ammettere che anche ai giorni nostri la psicoterapia non ha un grandissimo culto, quantunque tutti i libri di medicina la raccomandino e tutti i grandi clinici l’insegnino. Quale la causa? Semplicissima ed evidentissima, pensiamo noi. Il trattamento psichico è difficile e per praticarlo ci vuole talora la mente acuta di un psicologo e la pazienza infinita di un angelo, mentre è immensamente più facile il rilasciare un’ordinazione e lo scrivere una ricetta».

Bisogna riconoscere che il giovane si fa da subito portavoce di un concetto che ancora oggi vede esimi detrattori: «l’ammalato che ha in sé la causa del suo male, può avere anche in sé la medicina per guarirlo; medicina che in taluni casi è più rapida nella sua azione e più meravigliosa nei suoi effetti, di qualunque altra che la scienza unita di tutti gli uomini gli potrebbe per avventura somministrare».

Nel considerare il potere che pensieri, credenze ed emozioni esercitano sulle persone e sul loro stato di salute, inoltre, egli cerca di convincere i medici che il loro compito non si esaurisce nel cercare di guarire il corpo, ma deve estendersi a curare la più nobile funzione che del corpo è il padrone e il dominatore, ossia l’anima.

Nonostante si sia esposto a notevoli rischi, Calligaris non viene internato in un manicomio (sì, perché c’erano ancora, tanto è vero che Franco Basaglia non era neanche nato), bensì ottiene l’incarico di assistente del luminare della neurologia Giovanni Mingazzini, all’Università la Sapienza di Roma.

A Roma, Calligaris si specializza in neuropsichiatria, diventa docente nel 1903, poi segretario del Congresso Nazionale della Società di Neurologia. Contemporaneamente, inizia una ricerca, unica nel suo genere, sulla sensibilità cutanea e le correlazioni esistenti con l’organismo, il sistema neurologico e l’apparato psichico.

È del 1908 l’avvenimento saliente della sua storia: Calligaris presenta i risultati delle sue scoperte sui circuiti energetici cutanei all’Accademia medica di Roma. L’interesse è grande, ma a noi, che conosciamo il seguito, sembra di sentire la memorabile frase di incoraggiamento che dev’essergli stata rivolta: “Bravissimo! Prosegui così. Poi, quando le ricerche saranno più estese, torna a riferire…”. E il nostro eroe continua a verificare la solidità della legge che collega pelle, corpo e psiche e che stabilisce una porta d’accesso per la comprensione di quanto attiene alle manifestazioni psicosomatiche. Ma la Dea Bendata si dev’essere distratta, tant’è che mentre il nostro protagonista presta servizio come ufficiale medico nel Regio esercito italiano (Prima Guerra mondiale), il suo collega statunitense William H. Fitzgerald scopre i collegamenti neurologici che condurranno alla nascita della riflessologia plantare occidentale (1916).

Come ulteriore beffa, nel 1917, gli austriaci, dopo aver sfondato il fronte italiano, saccheggiano la clinica di Udine aperta da Calligaris e i documenti relativi alle sue ricerche finiscono oltre confine.

Al termine del conflitto, costretto a ricominciare quasi da capo, Calligaris si rimette all’opera, conseguendo nuovi e strabilianti risultati. Nel 1928, si presenta all’Accademia delle Scienze di Udine e ottiene la promessa dell’istituzione di un comitato di ricerca con l’incarico di verificare quanto da lui esposto. Purtroppo, dalle reiterate invettive lanciate attraverso i suoi libri, dobbiamo desumere che il fantomatico comitato non abbia svolto alcun lavoro, forse limitandosi a etichettare le sue tesi come “un po’ troppo originali”.

Calligaris si trova a vivere una doppia esistenza: da una parte il suo genio viene riconosciuto e prosegue la brillante carriera di docente universitario (il suo libro in due volumi Il sistema motorio extrapiramidale è un testo di studio ufficiale), dall’altra scrive libri su libri senza che nessuno si assuma l’onere di affiancarlo nella sperimentazione.

Solo, alle prese con la sua innovativa scienza, Calligaris accumula materiale, arrivando a pubblicare oltre diecimila pagine dedicate a scoperte sensazionali.

Nel 1944 il suo corpo si arrende, senza aver ottenuto ascolto, se non da parte di qualche studioso francese o tedesco.

Gli anni passano e in Italia, di tanto in tanto, qualcuno ripesca qualche sua teoria, stregato dalla possibilità di amplificare le capacità paranormali, ma il vero cuore del lavoro di Calligaris resta celato fino al 1995, anno in cui le sue scoperte vengono a tutti gli effetti rimesse sul banco di prova da un piccolissimo gruppo di intrepidi, di cui siamo orgogliosi di essere i fondatori e i promotori.

Da quel giorno gli studi si sono enormemente evoluti fino ad approdare all’odierna Dermoriflessologia®, una tecnica complessiva di riequilibrio psicofisico che usa la pelle come specchio dell’anima e del corpo.

Negli ultimi anni, questa materia ha riscosso un interesse crescente e grazie alla sua comprovata validità è entrata come insegnamento fondamentale in alcune Scuole di Naturopatia e ha ottenuto il riconoscimento professionale per gli operatori dermoriflessologi, nell’ambito delle discipline olistiche per il benessere.

Speriamo, con il nostro operato, di aver restituito l’onore che a questo grande personaggio avrebbe dovuto essere tributato già in passato. Se oggi la Dermoriflessologia offre a tutti la possibilità di cambiare vita, promuovendo benessere e autorealizzazione, grazie alla comprensione e al superamento dei propri condizionamenti e limiti, lo dobbiamo anche a lui, il geniale scopritore delle mappe cutanee dalle quali la Dermoriflessologia è partita.

Ci piace immaginare Calligars, dovunque si trovi, gioire insieme a noi di questo dono all’umanità.

© Fumagalli/Gandini

L’Associazione Vega offre in OMAGGIO ai LETTORI di questo BLOG la tesi di laurea di Calligaris:

IL PENSIERO CHE GUARISCE (in formato pdf).

Per riceverla, potete semplicemente compilare la form che segue, barrando la casella di richiesta.

La nostra videoteca

Non vi sarà, sicuramente, sfuggita la videointervista pubblicata nel settore multimediale del sito di Amrita Edizioni, ma se non aveste avuto occasione di vedere anche i filmati che riguardano la Dermoriflessologia su YouTube, vi invitiamo a dar loro un’occhiata.
È semplice, basta digitare Dermoriflessologia come parola di ricerca e vi appariranno tutti i risultati relativi alla materia.

Oppure andare direttamente alla pagina di un nostro sito dalla quale sono visibili tutti i filmati:

http://www.vega2000.it/interviste.html

E non dimenticate di farci sapere che cosa ne pensate. Su, forza, ci vogliono pochi secondi per inviare un commento tramite questo blog!

Infine, alcuni dei filmati presenti su YouTube sono stati pubblicati anche su Vimeo.com. Anche per accedere ai filmati presenti su questo canale è sufficiente digitare la parola chiave Dermoriflessologia.

Un omaggio per i visitatori

L’Associazione Vega offre in OMAGGIO ai LETTORI di questo BLOG la tesi di laurea di Calligaris:

IL PENSIERO CHE GUARISCE (in formato pdf).

Per riceverla, potete semplicemente compilare la form che segue, barrando la casella di richiesta.

Premonizioni

Quando si dice che gli eventi mostrano la strada…

Mercoledì 14 settembre mi trovavo a Brescia per un miniseminario sul Potere dei Sogni e una ragazza ha approfittato di un breve intervallo per pormi una domanda:

«Mi capita spesso di fare sogni premonitori che riguardano persone che conosco. Quasi sempre, nell’arco di due o tre giorni si avverano. Molto spesso ne ho fatto cenno con gli interessati, avvisandoli per tempo, ma ho notato che nonostante la mia buona volontà i risultati sono stati deludenti. Devo continuare a comportarmi come ho sempre fatto, o smettere di comunicare le premonizioni?».

Domenica 18 settembre, ho tenuto un altro seminario nelle vicinanze di Lodi e un’altra partecipante ha posto la medesima domanda, pressoché con le stesse parole.

Ritengo possa trattarsi di un tema da affrontare su queste pagine. Chiunque volesse esprimere la propria opinione è il benvenuto.