Appuntamenti con la Dermoriflessologia

Per ricevere informazioni relative alle attività organizzate nella propria zona di residenza, basta inserire quattro voci nella form seguente

Questa pagina è dedicata a tutti gli operatori dermoriflessologi che possono pubblicare notizie relative alle loro attività. Per i visitatori, quindi, non possiamo che consigliare di consultare i post che seguono.

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La Scuola di Dermoriflessologia®

Un cenno di storia

All’inizio del 2012 ha preso avvio, a Milano, il primo Ciclo di Formazione per Operatori in Dermoriflessologia.
Nel corso dello stesso anno sono stati avviati altri due Cicli di Formazione, a Boffalora d’Adda (LO), concluso a dicembre, il terzo a Firenze.
Nel 2015 sono in programma numerose scuole: a Roma, ad Albissola (SV), a Genova, a Merate (LC), ad Imperia, a Torino, a Modena e a Boffalora d’Adda (LO).

Il percorso, che conduce all’esame finale di abilitazione, si articola sette appuntamenti (di un week-end ciascuno) per un totale di 150 ore accademiche, più 200 ore di studio individuale, 150 ore di sperimentazione, oltre all’esame finale.
Leggi qui il programma dettagliato della scuola

La professione di Dermoriflessologo è riconosciuta a livello nazionale nell’ambito delle Discipline del Benessere, e ogni candidato che supera l’esame finale con esito positivo viene inserito nell’elenco degli operatori certificati. Più precisamente, gli opeartori ottengono il Certificato di Formazione Nazionale per Operatore Tecnico Olistico DBN-DOS relativo alla disciplina “Dermoriflessologia” rilasciato dall’ASI/CONI e l’iscrizione all’albo nazionale che pubblicato sul sito dell’Associazione C.S.D. Vega (come affiliata ASI/CONI e unica accreditata alla formazione in Dermoriflessologia).

Le date dei prossimi eventi sono pubblicate nel calendario.

Testi sull’argomento:
o Le 5 bilance del benessere, S. Fumagalli, F. Gandini, Amrita Edizioni, 2012
o Dermoriflessologia, S. Fumagalli, F. Gandini, Amrita Edizioni, 2011
o Il Potere dei Sogni e la Dermoriflessologia, S. Fumagalli, F. Gandini, Ed. Il Punto d’Incontro, 2011 – disponibile anche in e-book
o Riflessologia della Memoria, S. Fumagalli, F. Gandini, Ed. Il Punto d’Incontro, 2009 – disponibile anche in e-book
o Guerrieri stanchi di lottare, S. Fumagalli, G&V di Vega, 2015 – Disponibile anche in e-book

Ulteriori informazioni:
info@dermoriflessologia.it
http://www.vega2000.it
http://www.dermoriflessologia.it

Guarda il video di presentazione:
SCUOLA UFFICIALE DI DERMORIFLESSOLOGIA

Scuola di Dermoriflessologia

Sono aperte le iscrizioni per Boffalora d’Adda 2014, Torino 2015, Merate 2015, Genova 2015 e Roma 2015

Per richiedere informazioni compilare la form pubblicata a seguire:

La magia del sogno…

Questa pagina del blog è dedicata a chi desidera scambiare opinioni o raccontare esperienze tratte dal mondo onirico.

Vi invitiamo a scrivere, raccontare, interpretare, giocare… La vita è gioia pura… sperimentate!!!

E per darvi una mano a interpretare i sogni… ricordate che c’è sempre un valido aiuto:

Il potere dei sogni e la Dermoriflessologia

Una guida per imparare l’arte della polarizzazione onirica e trovare nei sogni soluzioni nuove e creative
di Flavio Gandini e Samantha Fumagalli – Edizioni Il Punto d’Incontro

Dermoriflessologia: che cos’è?

La Dermoriflessologia® è una tecnica riflessologica che utilizza la superficie cutanea come specchio della sfera psichica e somatica.

Emozioni e pensieri producono risposte a livello somatico e, reciprocamente, le condizioni fisiche influenzano pensieri ed emozioni. Questa relazione si riflette sul tessuto cutaneo, dove è possibile individuare e riconoscere i flussi dell’energia e le memorie cristallizzate nel corpo e nei sistemi energetici. E, sempre attraverso la pelle, è possibile inviare segnali al corpo e alla psiche per indurre risposte di autoguarigione o stimolare sentimenti positivi o, addirittura, facoltà superiori.

Per effetto della Triplice Corrispondenza, Corpo-Psiche-Pelle, possiamo agire in tre direzioni:
1) direttamente su un organo,
2) attraverso un lavoro psicologico,
3) per mezzo di una stimolazione cutanea.

La Dermoriflessologia parte dalla pelle per leggere le condizioni di benessere o di malessere, e sempre dalla pelle opera per irradiare informazioni che aiutino l’individuo a mettere in atto i propri meccanismi di auto-guarigione (tramite la Legge degli Antagonismi o Legge della Complementarietà).

Questo è il principio base della Dermoriflessologia, ma questa disciplina si estende anche alla possibilità di risvegliare sentimenti specifici per far fronte alle varie sfide dell’esistenza. Se, in un determinato periodo della vita, occorre una dose maggiore di coraggio, possiamo stimolare l’area cutanea connessa a questo sentimento e beneficiare di un surplus di grinta. E’ un periodo che siamo tristi, abbattuti, sconsolati? Ci vengono in soccorso punti cutanei che risvegliano l’allegria, l’ottimismo, l’entusiasmo. E il discorso si estende in pressoché tutti gli ambiti della vita. Dalle relazioni sociali alla crescita personale. Possiamo incrementare la socievolezza come l’analisi critica, possiamo lavorare per liberarci dai traumi emotivi come promuovere l’elevazione spirituale e molte facoltà superiori, come la chiaroveggenza, la capacità di prevedere il clima, la telepatia, eccetera.

Per saperne di più: Dermoriflessologia

Dietro al sintomo, i meccanismi automatici dell’uomo

In un’epoca in cui viene fortemente rivalutato il concetto di medicina olistica, si parla spesso di disturbi psicosomatici, ovvero di malesseri fisici che derivano da un atteggiamento psichico perturbante, da un problema o un trauma emotivo; tuttavia ancora oggi, il meccanismo automatico che si cela dietro a queste corrispondenze rimane poco chiaro.

Si parla genericamente di riflessi non coscienti che influenzano lo stato fisico, ma, forse, in questo ambito le analisi fatte e divulgate non sono ancora state sufficientemente approfondite per consentire una vera comprensione di come si sviluppi la sequenza di azioni e reazioni capaci di interessare psiche e soma.

Proviamo, allora, a spiegarlo con l’aiuto di semplici considerazioni.

Nel suo pregevole libro “La medicina sottosopra”, Giorgio Mambretti affronta la nuova medicina di Hamer proponendo parecchi esempi, ambientati anche nel mondo animale. Tra questi ne citiamo uno molto semplice a proposito dell’infarto alle coronarie. Si tratta della “parabola” del vecchio cervo che deve mantenere la sua posizione di capobranco difendendosi strenuamente dagli attacchi del giovane “rampante”. Nel mondo animale la supremazia sul branco si stabilisce in base alla prestanza fisica; così, stagionalmente, il capo dovrà affrontare l’esemplare più giovane e forte per confermare o meno la propria posizione.

Il giovane cervo, entusiasta e vigoroso, possiede una potenza fisica difficilmente superiore rispetto al vecchio capobranco, nonostante quest’ultimo possa avvalersi dell’esperienza acquisita negli anni.

La natura, però, mette a disposizione del “vecchio” cervo un mezzo per aumentare la propria capacità muscolare attraverso una maggiore irrorazione sanguigna dei muscoli. Perché ciò accada, deve verificarsi una spontanea ulcerazione delle coronarie. Sostiene Hamer, e con lui Mambretti, che se il capobranco confermerà il suo status sociale il suo corpo riparerà naturalmente il “danno” fisico, diversamente potrà rischiare la vita.

Bene, tutto ciò è comprensibile e si può tranquillamente trasportare nell’ambito delle esperienze del genere umano, ma…

… L’uomo presenta anche associazioni inconsce e meccanismi automatici un po’ più complessi!

L’esempio precedente chiarisce ciò che può essere considerata una sequenza di “ordini automatici” che hanno conseguenze di tipo “meccanico” o, meglio, organico. Il tutto volto a migliorare le proprie prestazioni per salvaguardare le conquiste fatte e la stessa sopravvivenza.

Sarebbe già bello se tutti gli operatori della salute partissero da tali princìpi per prodigarsi nella propria missione! A volte, però, ci si trova di fronte a malesseri difficilmente riscontrabili in termini di “danni fisici”. Accertare in laboratorio le cause di un semplice “mal di testa” (usiamo appositamente un termine popolare e impreciso per sottolineare la “quotidianità” di un simile disturbo) è un’impresa ardua e spesso vana. Quando, come spesso (e fortunatamente) accade, non si trovano cause “tangibili” a un generico “mal di testa”, si finisce per imputarlo allo stress, alla stanchezza, eccetera. Sicuramente il “mal di testa” può avere origine da condizioni di superlavoro o di stress psichico o fisico di varia natura, ma le sue cause si possono ritrovare anche in una “cattiva” digestione, in uno squilibrio ormonale o addirittura in qualche singolare associazione di natura emotiva. La lista è piuttosto lunga e così si tende a giustificare l’impiego di rimedi che agiscano prevalentemente sul sintomo.

Sarebbe opportuno procedere altrimenti: la ricerca della causa è sempre di primaria importanza!

Esiste, in ogni caso, un’origine del problema che può essere rintracciata facendo ricorso a una tecnica idonea.

Facciamo un esempio, forse un po’ particolare e “colorito”, ma che potrà essere chiarificatore ed esemplificativo per la comprensione delle possibili cause scatenanti il nostro psico-somatico mal di testa.

Supponiamo che un signore si trovi tranquillamente seduto sulla panchina di un parco pubblico, intento a leggere il proprio giornale.

 

Alle sue spalle una pista ciclabile e dietro ancora un campetto di calcio dove due squadre di giovani disputano una partita.

L’uomo è assorto nella lettura, quindi il senso visivo è impegnato a rilevare i dati presenti sul giornale, dati che verranno trasferiti al cervello per elaborare la percezione delle informazioni raccolte.

La concentrazione non inibisce il funzionamento degli altri quattro sensi, che continueranno a lavorare anche se in condizioni di scarsa consapevolezza. Per esempio, il nostro signore sarà in grado di percepire i profumi e i rumori circostanti in maniera automatica, senza prestarvi attenzione.

E ora vediamo cosa può succedere: nel perfetto istante in cui il campanello di una bicicletta di passaggio suona, dietro le sue spalle ignare, sta arrivando un bel pallone di cuoio diretto proprio verso la nuca del malcapitato. L’evento, completamente inatteso, scatena una reazione di spavento e dolore pressoché contemporanei.

Prima che l’uomo diventi cosciente di ciò che è effettivamente successo, il suo sistema di percezione e archiviazione dati ha già registrato tutto l’accaduto in maniera immediata e automatica. E che cosa ha registrato? Tutte le impressioni pervenute, quindi: le ultime parole lette, il rumore del campanello, lo spavento, il colpo ricevuto alla nuca, il dolore alla testa, eccetera.

Il meccanismo automatico di associazione delle impressioni ricevute e di memorizzazione, di cui è dotato l’essere umano, non è fine a se stesso. Tra i molti scopi c’è anche quello di creare delle risposte rapidissime (re-azioni, appunto) e autonome in grado di provvedere alla sua salvaguardia.

Così, il “fatto” verrà registrato nell’inconscio con tutte le sue associazioni e l’inconscio invierà al subconscio, con il quale lavora a stretto contatto, comandi volti all’ottimizzazione della tutela dell’intera persona e della sua sopravvivenza. Il subconscio, per quanto decisamente poco intelligente, è un potentissimo e quasi infallibile attuatore.

I citati comandi potrebbero allora sfociare in “provvedimenti” simili al seguente: allorché si avverte un suono assimilabile (per intensità, per tonalità o per qualsiasi altra somiglianza) a un campanello, il collo e la testa invieranno un segnale doloroso in modo da prevenire ed evitare il potenziale trauma fisico. In questo caso il suono di un campanello può diventare fattore di re-stimolazione del dolore.

Questo meccanismo non è patrimonio dello stato cosciente, bensì di quello inconscio, e l’inconscio, come ci ha spiegato ampiamente la psicologia, in particolare da Freud in poi, ha la prerogativa di “condensare” i contenuti. Questo fenomeno è stato analizzato da Freud anche in occasione dei suoi studi sul materiale onirico. Infatti, nei sogni il protagonista è proprio l’inconscio. E’ fondamentale riconoscere e tenere presente l’importanza della stretta relazione esistente tra l’elaborazione inconscia e quella onirica… Ma di questo parleremo più avanti…

Così il caso preso in esame può instaurare catene di reazioni del tipo: “campanello – dolore al collo – perdita momentanea di equilibrio” oppure “lettura – mal di testa” o ancora “spavento – dolore alla nuca” e via di seguito.

Il nostro malcapitato signore potrebbe, per esempio, sentirsi male in Chiesa ogni volta che il campanello dell’officiante suona. Razionalmente il problema potrebbe essere tradotto in qualcosa di simile a “sono allergico all’incenso” o “il fumo delle candele mi provoca il mal di testa”, oppure, grazie a una zelante valutazione psicologica, si potrebbe giungere a ipotizzare qualche conflitto di carattere religioso… Eppure… quanto siamo lontani dalla causa reale!

 

Si può forse colpevolizzare il nostro personaggio per affermazioni del genere? No, perché la sua coscienza non è stata in grado di apprendere i VERI contenuti dell’avvenimento. Egli non poteva vedere ciò che stava accadendo alle sue spalle, a maggior ragione perché era intento in un’altra attività.

Esistono migliaia di esempi che potrebbero essere portati a confortare la matematicità di un meccanismo come quello esposto. Addirittura, per certi versi, tale automatismo è riscontrabile anche negli animali che condividono con noi la capacità di registrare a livello inconscio situazioni pericolose o nocive.

Qui è doveroso un brevissimo inciso: ovviamente il suddetto meccanismo automatico di associazione e registrazione si verifica anche in caso di avvenimenti piacevoli e fortunati. Non prendiamo in esame tali casi unicamente perché ci stiamo concentrando sulla possibilità di risalire all’origine di un malessere che, di solito, non scaturisce da un evento felice.

Torniamo ancora per un momento al parallelo tra uomo e mondo animale. Chi non ha mai visto un cane o un gatto dormire? Crediamo ben pochi! Bene, osservandoli si scopre facilmente che anche loro sognano. Infatti i più o meno piccoli movimenti ed emozioni che si verificano nel sonno non sono attinenti a quanto si svolge nel contesto che li circonda, bensì a un elaborazione inconscia.

Possiamo ipotizzare che un animale riviva in sogno scene di vita relative alla giornata precedente per ottimizzare l’apprendimento e creare in sé risposte automatiche più pronte ed efficaci.

Questo avviene in una certa misura anche nell’uomo, seppure quest’ultimo a causa di una psiche e di una mente più “elaborate” arricchisca i contenuti onirici con un simbolismo che rende più complessa l’interpretazione.

Possiamo, pertanto, affermare che il sognatore riviva scene appartenenti al passato e accadute altrove. Quindi, per l’essere umano come per l’animale, le regole del tempo e dello spazio che vincolano il nostro corpo perdono, almeno parzialmente, il loro rigore nel mondo onirico. Ciò sta a significare che, grazie alla memoria conscia e inconscia e a certe particolarità residenti nella nostra parte animica e astrale, è possibile rivisitare tempi e luoghi non contemporanei per estrapolarne insegnamenti. In altre parole per “fare tesoro dell’esperienza”.

Facciamo, ora, un passo avanti. Informazioni mnemoniche del genere di quelle citate vengono trasferite anche di generazione in generazione, sia per via genetica, sia per mezzo dell’educazione.

Geneticamente le giraffe si sono trasmesse l’ordine di allungare il collo per mangiare le foglie più alte degli alberi. E le generazioni successive hanno trasformato la razza in un miracolo della natura. Alcune razze di cani, ai quali viene crudelmente sacrificata la coda, finiscono per nascere con una coda già ridotta (forse anche nel tentativo inconscio di non dover subire il dolore e l’umiliazione della mutilazione). E così via. Queste situazioni, relative alle modificazioni genetiche, sono ovviamente proprie anche del genere umano, e altrettanto significativi possono essere gli esempi derivanti dai messaggi verbali e delle associazioni visive.

Jung racconta di aver compreso soltanto in età matura l’avversione innata che nutriva per la religione cattolica: egli aveva creato un’associazione visiva tra l’abito dei religiosi e il mito dell’Uomo Nero.

Quando, ormai uomo, vide controluce venire verso di lui un prete con il lungo abito talare e con il cappello ricordò l’analoga visione che si presentava dalla finestra della sua camera di ragazzo quando qualche religioso si recava a far visita al padre. Questa figura nera, incombente dalla collina e con il sole alle spalle, era stata dal giovane Jung associata al temibile Uomo Nero.

A volte possono occorrere anni perché certi misteri si svelino, proprio come nel caso di Jung e della sua particolare associazione.

Possiamo ipotizzare analogamente che una nonna che ripeta al nipotino “se non dormi, viene l’Uomo nero” possa instaurare, del tutto involontariamente, l’inizio di un meccanismo del quale si perderà la consapevolezza, ma non le conseguenze.

Cosa si può fare, dunque, per venire a capo di questi subdoli fattori di restimolazione?

Fondamentalmente esistono tre tipologie generali di intervento.

La prima è combattere i sintomi cosa che, quasi quasi, equivale a rassegnarsi. Anche se può rappresentare un sistema clemente da integrare a uno più risolutivo.

La seconda è sostituire l’informazione con un’altra caratterizzata da un differente messaggio da attuare, quindi agire in direzione di un intervento sul subconscio. Nonostante spesso il risultato si dimostri non definitivo, e quindi da ripetere, è pur vero che non avvelena il fisico.

La terza è risalire alla causa inconscia per liberarsi dal condizionamento. Si tratta, qui, di una vera indagine che, tramite le porte che si affacciano sui contenuti della memoria inconscia, può permettere di ritrovare il “capo del filo” e quindi comprendere la lezione e scaricare le associazioni inutili o, peggio, dannose.

A nostro avviso la strada migliore è l’ultima, in quanto soltanto la comprensione può permettere il superamento definitivo del problema. Ci piace chiamare questo processo “lettura e riscrittura del libro della vita”. In termini tecnici è più propriamente denominata Ricapitolazione cosciente e Ricapitolazione onirica. Insomma una vera e propria Dinamica del Ricordo che si avvale di specifiche porte per accedere all’inconscio.

L’importante è che l’individuo lavori in direzione di una sua evoluzione e che aumenti la conoscenza di sé.

La domanda che nasce spontanea a questo punto è: “Dove si trovano le PORTE, di questi magici passaggi, che permettono di comunicare con l’inconscio, senza che tale operazione si tramuti in un nuovo condizionamento?”

E noi rispondiamo: dove dovrebbero essere i varchi che ci permettono di guardare dentro di noi se non sulla nostra stessa area di frontiera? Il nostro corpo materiale confina con il mondo esterno tramite la superficie cutanea, è questa la nostra area di frontiera ed è qui che bisogna cercare: le porte si trovano sulla pelle!

La tecnica riflessologica che si fonda su una speciale mappatura di questi varchi spazio-temporali è quella che sperimentiamo, proponiamo e trasmettiamo da anni a tutti coloro che desiderino lavorare in tal senso.

In ultima analisi, se volessimo guardarci allo specchio e vederci come una “Macchina del Tempo” non sbaglieremmo per niente!

Ah, sì… dimenticavamo… ci sono anche le porte che si schiudono sul futuro!

Dermoriflessologia e l’eredità di Calligaris

di Flavio Gandini e Samantha Fumagalli

A volte, una mentalità ottusa e conformista si limita a causare pregiudizi e dissapori, ma quando si estende a un gruppo di persone che detiene una forma di potere essa potrà privare l’umanità intera delle scoperte più geniali.

La storia che stiamo per raccontare appartiene al secondo tipo, fortunatamente, però, termina con un lieto epilogo.

Per iniziare, dobbiamo compiere un viaggio a ritroso nel tempo: un centinaio di anni sarebbe sufficiente, ma per maggior precisione riavvolgiamo il nastro di 112 rivoluzioni solari.

Ci troviamo nel 1901 e un giovane laureando in medicina, il nostro connazionale Giuseppe Calligaris, si presenta a discutere la propria tesi di laurea all’Università di Bologna. Il titolo dell’opera è niente di meno che “Il pensiero che guarisce”!

In questo stupefacente trattato, Calligaris esamina le origini storiche dell’allora nascente psicoterapia, scorgendone tracce già nelle primitive forme religiose del passato. Egli sostiene, infatti, che i sacerdoti dell’antico Egitto, quelli di Esculapio, gli officianti Indiani e quelli ai tempi dei Romani, senza trascurare Pitagora, Apollonio di Tirano e altri celebri esempi, esercitavano una forma di terapia psichica, quando si avvalevano del potere dell’immaginazione per guarire i malati attraverso le pratiche religiose. Percorrendo i secoli, cita nomi illustri di persone che hanno messo in opera un approccio psichico, seppur con le più variopinte sembianze, per risolvere i problemi che da sempre affliggono l’umanità.

Scrive Calligaris: «tutti questi metodi a cui empirici e ciarlatani, medici e scienziati sono ricorsi col fine di guarire, dalla liturgo-terapia, che cominciò a esercitarsi da tempo immemorabile, fino al magnetismo e all’ipnotismo di epoche più recenti, non sono altro che vesti più o meno speciose di cui è ricoperta la psicoterapia, nella sua evoluzione successiva attraverso i tempi. È da notarsi infine, come essa sia venuta man mano spogliandosi di quel velo misterioso che la copriva nel suo nascere, e di tutte quelle influenze divine, animali o astrali che sembravano poi accompagnarla ed esser causa del suo esistere e del suo trionfare».

Proseguendo la lettura della tesi, vediamo delinearsi un preciso disegno: tutto quanto, in passato, era stato attribuito al magnetismo, all’ipnotismo e a pratiche assimilabili, non è dovuto ad altro che alla proprietà fisiologica del cervello di essere suggestionabile.

«Ogni suggestione – troviamo ancora scritto – ha la tendenza a realizzarsi, ogni idea ha la tendenza a tradursi in atto: vale a dire, fisiologicamente parlando, che ogni cellula cerebrale, influenzata da un’idea, influenza a sua volta le fibre nervose che devono realizzare questa idea».

Affinché la suggestione si compia, sono necessari due fattori: il primo è che l’idea suggerita venga accettata dal cervello, il secondo è che l’idea accettata si possa tradurre in azione. Questa proprietà fisiologica del cervello, di accogliere un’idea e di trasformarla in atto, è però governata dalla ragione e dal giudizio, i quali possono neutralizzarla, non permettendo all’idea di imporsi oppure non lasciando che si traduca in atto. Ragione e giudizio sono teoricamente i mezzi per filtrare i condizionamenti, sebbene anch’essi si articolino molto spesso su suggestioni di vecchia data.

Va da sé che per facilitare l’attuazione di una suggestione è necessario agire quando ragione e giudizio sono più deboli (e questo spiega il successo dell’ipnosi e delle tecniche affini), oppure perpetrando più volte il messaggio (scelta operata dalle moderne correnti motivazionali e simili).

Con la sua dettagliata analisi, Calligaris precorre di svariati decenni le più recenti scoperte in materia di psicologia, neurolinguistica, eccetera.

Ancora nella sua tesi leggiamo: «Noi abbiamo parlato finora dell’azione che sopra il corpo può esercitare il pensiero, prendendo questa parola nella sua più ampia significazione. Ma, per essere più precisi, avremmo dovuto dire l’intelligenza, poiché lo spirito agisce sul corpo anche per mezzo di altri due fattori ben distinti, che sono l’emozione e la volontà».

Ecco via via comparire gli ingredienti del portentoso cocktail che permette a un pensiero di tradursi in azione: l’idea, la ragione, la volontà, la fede e l’emozione.

Come sottolinea lo stesso Calligaris, l’emozione è l’elemento più rapido a reagire e a produrre modificazioni nella materia. È, infatti, l’effetto dell’emozione che fa svegliare di soprassalto nel cuore della notte, che fa svanire l’ubriachezza in pochi minuti, che fa incanutire i capelli, che migliora le prestazioni in caso di gare e competizioni, che blocca il corpo in caso di paura.

In sintesi, le emozioni piacevoli aumentano l’attività delle funzioni vitali, mentre quelle spiacevoli le debilitano.

Il giovane laureando, nella sua disamina, analizza persino la dinamica che sta dietro al verificarsi delle guarigioni miracolose: «Diremo infine, a proposito dell’emozione, che essa, unita alla fede incrollabile e alla forte volontà, è la causa di tutti quei così detti miracoli, per cui gli infermi risanano talora improvvisamente presso le immagini benedette dei santuari votivi».

Siamo di fronte alla dimostrazione dell’influenza che lo spirito esercita sul corpo, in un’epoca in cui alla psicologia non veniva ancora riconosciuto un vero valore terapeutico.

Ma Calligaris non finisce di stupirci, perché introduce anche i concetti di terapia olistica e di cura soggettiva. Scrive, infatti: «I modi di questa cura morale devono variare a seconda del carattere degli individui, e si potrà ottenere qualche risultato solo quando il medico sappia intraprendere una minuta analisi psicologica dei singoli pazienti e sappia far l’esame della loro anima, come quello del loro corpo. Bisogna cominciar col ricercare quali siano state le cause che hanno rotto l’equilibrio della loro vita normale, interrogando i famigliari e gli stessi malati da cui ci faremo raccontare i sintomi della malattia e di cui a poco a poco impareremo a conoscere la vita, i gusti, le occupazioni, tutto quello che essi amano e tutto quello che soffrono. Conoscendo come questi ammalati sentono e pensano, sarà più facile colpire direttamente il punto della loro sofferenza e la malattia del loro pensiero».

Si sarà reso conto il nostro paladino che stava proponendo alla classe medica un notevole impegno e dispendio di energie? Leggendo quanto segue, sembra proprio di sì: «È giocoforza l’ammettere che anche ai giorni nostri la psicoterapia non ha un grandissimo culto, quantunque tutti i libri di medicina la raccomandino e tutti i grandi clinici l’insegnino. Quale la causa? Semplicissima ed evidentissima, pensiamo noi. Il trattamento psichico è difficile e per praticarlo ci vuole talora la mente acuta di un psicologo e la pazienza infinita di un angelo, mentre è immensamente più facile il rilasciare un’ordinazione e lo scrivere una ricetta».

Bisogna riconoscere che il giovane si fa da subito portavoce di un concetto che ancora oggi vede esimi detrattori: «l’ammalato che ha in sé la causa del suo male, può avere anche in sé la medicina per guarirlo; medicina che in taluni casi è più rapida nella sua azione e più meravigliosa nei suoi effetti, di qualunque altra che la scienza unita di tutti gli uomini gli potrebbe per avventura somministrare».

Nel considerare il potere che pensieri, credenze ed emozioni esercitano sulle persone e sul loro stato di salute, inoltre, egli cerca di convincere i medici che il loro compito non si esaurisce nel cercare di guarire il corpo, ma deve estendersi a curare la più nobile funzione che del corpo è il padrone e il dominatore, ossia l’anima.

Nonostante si sia esposto a notevoli rischi, Calligaris non viene internato in un manicomio (sì, perché c’erano ancora, tanto è vero che Franco Basaglia non era neanche nato), bensì ottiene l’incarico di assistente del luminare della neurologia Giovanni Mingazzini, all’Università la Sapienza di Roma.

A Roma, Calligaris si specializza in neuropsichiatria, diventa docente nel 1903, poi segretario del Congresso Nazionale della Società di Neurologia. Contemporaneamente, inizia una ricerca, unica nel suo genere, sulla sensibilità cutanea e le correlazioni esistenti con l’organismo, il sistema neurologico e l’apparato psichico.

È del 1908 l’avvenimento saliente della sua storia: Calligaris presenta i risultati delle sue scoperte sui circuiti energetici cutanei all’Accademia medica di Roma. L’interesse è grande, ma a noi, che conosciamo il seguito, sembra di sentire la memorabile frase di incoraggiamento che dev’essergli stata rivolta: “Bravissimo! Prosegui così. Poi, quando le ricerche saranno più estese, torna a riferire…”. E il nostro eroe continua a verificare la solidità della legge che collega pelle, corpo e psiche e che stabilisce una porta d’accesso per la comprensione di quanto attiene alle manifestazioni psicosomatiche. Ma la Dea Bendata si dev’essere distratta, tant’è che mentre il nostro protagonista presta servizio come ufficiale medico nel Regio esercito italiano (Prima Guerra mondiale), il suo collega statunitense William H. Fitzgerald scopre i collegamenti neurologici che condurranno alla nascita della riflessologia plantare occidentale (1916).

Come ulteriore beffa, nel 1917, gli austriaci, dopo aver sfondato il fronte italiano, saccheggiano la clinica di Udine aperta da Calligaris e i documenti relativi alle sue ricerche finiscono oltre confine.

Al termine del conflitto, costretto a ricominciare quasi da capo, Calligaris si rimette all’opera, conseguendo nuovi e strabilianti risultati. Nel 1928, si presenta all’Accademia delle Scienze di Udine e ottiene la promessa dell’istituzione di un comitato di ricerca con l’incarico di verificare quanto da lui esposto. Purtroppo, dalle reiterate invettive lanciate attraverso i suoi libri, dobbiamo desumere che il fantomatico comitato non abbia svolto alcun lavoro, forse limitandosi a etichettare le sue tesi come “un po’ troppo originali”.

Calligaris si trova a vivere una doppia esistenza: da una parte il suo genio viene riconosciuto e prosegue la brillante carriera di docente universitario (il suo libro in due volumi Il sistema motorio extrapiramidale è un testo di studio ufficiale), dall’altra scrive libri su libri senza che nessuno si assuma l’onere di affiancarlo nella sperimentazione.

Solo, alle prese con la sua innovativa scienza, Calligaris accumula materiale, arrivando a pubblicare oltre diecimila pagine dedicate a scoperte sensazionali.

Nel 1944 il suo corpo si arrende, senza aver ottenuto ascolto, se non da parte di qualche studioso francese o tedesco.

Gli anni passano e in Italia, di tanto in tanto, qualcuno ripesca qualche sua teoria, stregato dalla possibilità di amplificare le capacità paranormali, ma il vero cuore del lavoro di Calligaris resta celato fino al 1995, anno in cui le sue scoperte vengono a tutti gli effetti rimesse sul banco di prova da un piccolissimo gruppo di intrepidi, di cui siamo orgogliosi di essere i fondatori e i promotori.

Da quel giorno gli studi si sono enormemente evoluti fino ad approdare all’odierna Dermoriflessologia®, una tecnica complessiva di riequilibrio psicofisico che usa la pelle come specchio dell’anima e del corpo.

Negli ultimi anni, questa materia ha riscosso un interesse crescente e grazie alla sua comprovata validità è entrata come insegnamento fondamentale in alcune Scuole di Naturopatia e ha ottenuto il riconoscimento professionale per gli operatori dermoriflessologi, nell’ambito delle discipline olistiche per il benessere.

Speriamo, con il nostro operato, di aver restituito l’onore che a questo grande personaggio avrebbe dovuto essere tributato già in passato. Se oggi la Dermoriflessologia offre a tutti la possibilità di cambiare vita, promuovendo benessere e autorealizzazione, grazie alla comprensione e al superamento dei propri condizionamenti e limiti, lo dobbiamo anche a lui, il geniale scopritore delle mappe cutanee dalle quali la Dermoriflessologia è partita.

Ci piace immaginare Calligars, dovunque si trovi, gioire insieme a noi di questo dono all’umanità.

© Fumagalli/Gandini

L’Associazione Vega offre in OMAGGIO ai LETTORI di questo BLOG la tesi di laurea di Calligaris:

IL PENSIERO CHE GUARISCE (in formato pdf).

Per riceverla, potete semplicemente compilare la form che segue, barrando la casella di richiesta.

Percorsi di DermoAlchimia

La Quinta Via©

La Quinta Via è un percorso di DermoAlchimia che guida al risveglio l’essere umano, conducendolo passo per passo nel magico reame dell’inconscio, dove potrà incontrare la grande guida, il vero maestro e riscoprire le proprie facoltà superiori.

«La libertà è in definitiva l’obbiettivo ultimo di questo cammino… Si tratta di ricostruire l’immenso mosaico che rappresenta noi stessi, la nostra identità, la nostra anima, per sostituire l’immagine che altri hanno coniato per noi procurandoci un apparire invece di un essere».

Dal libro La quinta via, di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini

Per saperne di più…

DermoAlchimia della Felicità©

Cos’altro è la felicità se non l’obbiettivo ultimo (e in realtà primo) di ogni essere umano e di ogni alchimista?

DermoAlchimia della Felicità è un percorso in dieci tappe che culmina nel raggiungimento di una vita più felice e soddisfacente. Perché la felicità è un dovere e un diritto per ogni creatura vivente, la felicità è un tesoro di inestimabile valore, “nascosto” sotto gli occhi di tutti…

DermoAlchimia della Felicità svela i dieci segreti alchemici per trasformare una vita di piombo in una vita d’oro, utilizzando anche la mappa cutanea della felicità, come bussola indispensabile per orientarsi nel cammino.

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DermoAlchimia Astrologica©

L’astrologia ha sempre esercitato un fascino speciale sull’umanità, non conosco persona che, almeno in un’occasione, non abbia provato la curiosità di sapere qualcosa sul proprio segno zodiacale, o non abbia sbirciato l’oroscopo su un giornale, o non abbia domandato, o si sia sentita chiedere, “di che segno sei?”…

Da oltre cinquemila anni, quest’arte antica, ha chiamato a sé le più grandi civiltà del passato, le menti più brillanti, gli studiosi più geniali. Si pensi alla civiltà babilonese, a quella egizia o indiana e naturalmente quelle a noi più prossime come la greca e la romana…

Nell’ambito del singolo possiamo ricordare illustri personaggi del calibro di Tolomeo, Pitagora, Talete, Galilei, Keplero, Paracelso, Ermete Trismegisto, San Tommaso D’Aquino, Bacone, Sant’Agostino…

Personalmente, credo che la vera astrologia sia quella sopravissuta nei secoli e attiva nell’interesse dei geni della storia, e non quella dei rotocalchi, accessibile al grande pubblico.

L’esperienza astrologica mi ha guidato verso una rete di connessioni meravigliose fino a scoprire che le cose del mondo sono unite da fili, invisibili all’occhio, ma percorribili dal cuore e dal pensiero, e grazie ai quali si possono comporre frammenti di conoscenza.

Il percorso di uno di quei fili è un percorso dal curioso andamento a spirale che dagli astri conduce agli dei, dagli dei all’alchimia, dall’alchimia alla Dermoriflessologia, per tornare, infine, su se stesso, ma a un’ottava superiore.

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DermoAlchimia

È nato un nuovo blog che parla di Dermoriflessologia, ma di una Dermoriflessologia un po’ speciale, una Dermoriflessologia al servizio dell’Anima e dello Spirito.

È nata la DermoAlchimia!

La DermoAlchimia è la strada dermoriflessologica che ci aiuta a compiere l’opera alchemica, la Grande Opera, la Liberazione dello Spirito e che ci giuda verso la Pietra Filosofale.

Alchimia

L’alchimia si basa su un principio cardine dell’ermetismo, secondo il quale gli uomini sono burattini nelle mani di “presenze invisibili” che li fanno agire, pensare, sentire.

Ma come può l’uomo liberarsi da un tale condizionamento esistenziale?

L’opera alchemica ne traccia il sentiero.

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Dermoriflessologia

La Dermoriflessologia è la tecnica riflessologica che utilizza la pelle come specchio della sfera psichica e somatica. Essa può leggere le emozioni, i sentimenti e i pensieri che sorgono nell’individuo, può leggere le condizioni fisiche di benessere o malessere, ed essere così un efficiente metodo di indagine del microcosmo uomo, ma può altresì creare delle ancore per indirizzare i pensieri, i sentimenti e le emozioni, per polarizzare i sogni, insomma, per svolgere un vero e profondo lavoro di conoscenza di se stessi e per risvegliare molte facoltà superiori, come la volontà, la chiaroveggenza, la telepatia e molto altro ancora.

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DermoAlchimia

Il processo alchemico può venir validamente supportato dalla Dermoriflessologia, in quanto questa disciplina, usando la pelle come interfaccia, permette di istaurare un dialogo con la parte più profonda di noi e con le irradiazione che dal macrocosmo si riflettono su di noi allo scopo di portare a compimento la trasmutazione alchemica spirituale.

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