Appuntamenti con la Dermoriflessologia

Per ricevere informazioni relative alle attività organizzate nella propria zona di residenza, basta inserire quattro voci nella form seguente

Questa pagina è dedicata a tutti gli operatori dermoriflessologi che possono pubblicare notizie relative alle loro attività. Per i visitatori, quindi, non possiamo che consigliare di consultare i post che seguono.

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Chi ha perso questa occasione…

Se vuoi trovare te stesso, non occorre andare sulla Luna!

Se vuoi trovare te stesso, non occorre andare sulla Luna!

Anche se l’ondata di serate contemporanee in undici località dell’Italia del Nord e del Centro, si è già esaurita, le occasioni per partecipare al percorso non sono esaurite.

Se “volete la Luna”, non vi resta che farcelo sapere

info@dermoriflessologia.it

Published in: on 13 settembre 2013 at 18:09  Comments (1)  

La Scuola di Dermoriflessologia®

Un cenno di storia

All’inizio del 2012 ha preso avvio, a Milano, il primo Ciclo di Formazione per Operatori in Dermoriflessologia.
Nel corso dello stesso anno sono stati avviati altri due Cicli di Formazione, a Boffalora d’Adda (LO), concluso a dicembre, il terzo a Firenze.
Nel 2015 sono in programma numerose scuole: a Roma, ad Albissola (SV), a Genova, a Merate (LC), ad Imperia, a Torino, a Modena e a Boffalora d’Adda (LO).

Il percorso, che conduce all’esame finale di abilitazione, si articola sette appuntamenti (di un week-end ciascuno) per un totale di 150 ore accademiche, più 200 ore di studio individuale, 150 ore di sperimentazione, oltre all’esame finale.
Leggi qui il programma dettagliato della scuola

La professione di Dermoriflessologo è riconosciuta a livello nazionale nell’ambito delle Discipline del Benessere, e ogni candidato che supera l’esame finale con esito positivo viene inserito nell’elenco degli operatori certificati. Più precisamente, gli opeartori ottengono il Certificato di Formazione Nazionale per Operatore Tecnico Olistico DBN-DOS relativo alla disciplina “Dermoriflessologia” rilasciato dall’ASI/CONI e l’iscrizione all’albo nazionale che pubblicato sul sito dell’Associazione C.S.D. Vega (come affiliata ASI/CONI e unica accreditata alla formazione in Dermoriflessologia).

Le date dei prossimi eventi sono pubblicate nel calendario.

Testi sull’argomento:
o Le 5 bilance del benessere, S. Fumagalli, F. Gandini, Amrita Edizioni, 2012
o Dermoriflessologia, S. Fumagalli, F. Gandini, Amrita Edizioni, 2011
o Il Potere dei Sogni e la Dermoriflessologia, S. Fumagalli, F. Gandini, Ed. Il Punto d’Incontro, 2011 – disponibile anche in e-book
o Riflessologia della Memoria, S. Fumagalli, F. Gandini, Ed. Il Punto d’Incontro, 2009 – disponibile anche in e-book
o Guerrieri stanchi di lottare, S. Fumagalli, G&V di Vega, 2015 – Disponibile anche in e-book

Ulteriori informazioni:
info@dermoriflessologia.it
http://www.vega2000.it
http://www.dermoriflessologia.it

Guarda il video di presentazione:
SCUOLA UFFICIALE DI DERMORIFLESSOLOGIA

Scuola di Dermoriflessologia

Sono aperte le iscrizioni per Boffalora d’Adda 2014, Torino 2015, Merate 2015, Genova 2015 e Roma 2015

Per richiedere informazioni compilare la form pubblicata a seguire:

La magia del sogno…

Questa pagina del blog è dedicata a chi desidera scambiare opinioni o raccontare esperienze tratte dal mondo onirico.

Vi invitiamo a scrivere, raccontare, interpretare, giocare… La vita è gioia pura… sperimentate!!!

E per darvi una mano a interpretare i sogni… ricordate che c’è sempre un valido aiuto:

Il potere dei sogni e la Dermoriflessologia

Una guida per imparare l’arte della polarizzazione onirica e trovare nei sogni soluzioni nuove e creative
di Flavio Gandini e Samantha Fumagalli – Edizioni Il Punto d’Incontro

Dermoriflessologia: che cos’è?

La Dermoriflessologia® è una tecnica riflessologica che utilizza la superficie cutanea come specchio della sfera psichica e somatica.

Emozioni e pensieri producono risposte a livello somatico e, reciprocamente, le condizioni fisiche influenzano pensieri ed emozioni. Questa relazione si riflette sul tessuto cutaneo, dove è possibile individuare e riconoscere i flussi dell’energia e le memorie cristallizzate nel corpo e nei sistemi energetici. E, sempre attraverso la pelle, è possibile inviare segnali al corpo e alla psiche per indurre risposte di autoguarigione o stimolare sentimenti positivi o, addirittura, facoltà superiori.

Per effetto della Triplice Corrispondenza, Corpo-Psiche-Pelle, possiamo agire in tre direzioni:
1) direttamente su un organo,
2) attraverso un lavoro psicologico,
3) per mezzo di una stimolazione cutanea.

La Dermoriflessologia parte dalla pelle per leggere le condizioni di benessere o di malessere, e sempre dalla pelle opera per irradiare informazioni che aiutino l’individuo a mettere in atto i propri meccanismi di auto-guarigione (tramite la Legge degli Antagonismi o Legge della Complementarietà).

Questo è il principio base della Dermoriflessologia, ma questa disciplina si estende anche alla possibilità di risvegliare sentimenti specifici per far fronte alle varie sfide dell’esistenza. Se, in un determinato periodo della vita, occorre una dose maggiore di coraggio, possiamo stimolare l’area cutanea connessa a questo sentimento e beneficiare di un surplus di grinta. E’ un periodo che siamo tristi, abbattuti, sconsolati? Ci vengono in soccorso punti cutanei che risvegliano l’allegria, l’ottimismo, l’entusiasmo. E il discorso si estende in pressoché tutti gli ambiti della vita. Dalle relazioni sociali alla crescita personale. Possiamo incrementare la socievolezza come l’analisi critica, possiamo lavorare per liberarci dai traumi emotivi come promuovere l’elevazione spirituale e molte facoltà superiori, come la chiaroveggenza, la capacità di prevedere il clima, la telepatia, eccetera.

Per saperne di più: Dermoriflessologia

Stress, l’anima imprigionata

Viviamo in un’epoca ricca di stimoli che spesso ci allontanano dalla vera essenza. Ci si ritrova assopiti, quasi narcotizzati, in preda a un turbinio di informazioni che lasciano l’Anima disorientata. L’Anima intesa come Coscienza, luogo incorporeo all’interno dell’uomo e centro di gravità che attrae e conserva emozioni, pensieri e ricordi. Soltanto l’unione con essa può renderci unici e con un’esistenza irripetibile.

L’uomo si osserva, si analizza, ma raramente raggiunge il vero equilibrio tra ciò che è, ciò che vorrebbe essere (o crede di voler essere) e ciò che la gente pensa di lui. Questa condizione genera uno stato d’incertezza e d’insoddisfazione che impedisce all’Anima di esprimersi liberamente, creativamente e di realizzare la sua identità. Si diventa, così, ancor più vittime della miriade di stimoli esterni che si alternano e si susseguono in un interminabile vortice, offrendoci una quotidianità confusa e non appagante.

Nascono, in questo modo, innumerevoli situazioni e condizioni di esistenza che provocano una reazione emotiva stressante. Lo stress dovrebbe rappresentare, se visto in chiave positiva e utilitaristica, una risorsa soggettiva della persona a un periodo che richiede un’intenso dispendio di energie. Uno sforzo per portare a compimento un’impresa importante che in breve tempo lascia il posto a un equilibrato allentarsi della tensione.

In realtà lo stress è diventato un modus vivendi, una disastrosa abitudine alla quale siamo assuefatti e dalla quale sembra impossibile disintossicarsi. E disintossicarsi è la parola chiave… Infatti un continuo stato di tensione intossica il corpo e inquina l’Anima.

Invece di sprecare la vita rincorrendo sterili stimoli consumistici, che ci allontanano dalla nostra identità e dal nostro fecondo potenziale, dobbiamo svegliarci, divenire consapevoli della nostra condizione e superare i condizionamenti dell’illusoria realtà.

E’ fondamentale liberarsi del proprio “personaggio”, un ruolo che imprigiona e dirige la vita su binari preordinati che spesso non conducono dove l’Anima vorrebbe dirigersi.

Se ci rendessimo veramente conto della caducità della nostra esistenza, attraverso una nuova concezione del tempo e della morte, troveremmo il coraggio per affrontare con rinnovato spirito le sfide della vita. Siamo ricchi di risorse, di forze e di amore e la vita è troppo breve per sprecarla con inutili recriminazioni…

E’ un diritto e un dovere dell’uomo ridestare la sua Coscienza animica e spirituale per fare luce sui propositi dell’Anima e realizzare, così, in maniera creativa una vita unica, gioiosa e che sia di supporto all’evoluzione di tutta l’umanità.

Si tratta di intraprendere un cammino, forse un lungo cammino, alla ricerca del proprio Sé.

Simbolicamente è un viaggio interiore, ma in realtà è un ricco interscambio con tutto quanto ci sta attorno. Si viaggia alla ricerca dell’universo che abbiamo dentro, per scoprire, poi, che non c’è confine tra il sé e l’immenso che ci circonda. Si parte per conoscersi meglio e si impara a conoscere anche gli altri. Si cerca il proprio destino e si intravede anche il percorso dell’umanità. Si tenta di individuare i lati oscuri che sono di ostacolo alla propria realizzazione e si trova anche il potenziale positivo da sfruttare. Insomma, è un viaggio affascinante che non si esaurisce, e non deve esaurirsi, dentro di noi, ma che comporta anche cambiamenti nella vita “fuori” da noi.

Siamo fatti di corpo e di spirito e il viaggio è un viaggio per lo spirito e per il corpo. Siamo Anime nate a questa vita fisica, fa parte di noi lavorare su entrambi i fronti.

Per guardarsi dentro serve, prima, spogliarsi di molti ornamenti inutili. Orpelli che altri ci hanno messo addosso o che ci siamo scelti per nasconderci alla nostra stessa vista o a quella degli altri o, ancora, per conformarci alle regole dei più.

Seguire le indicazioni e le aspettative altrui nel costruire la nostra personalità è come recitare una parte aspettando che la farsa, in cui abbiamo trasformato l’esistenza, riscuota successo.

Bisogna liberarsi del personaggio che ci siamo costruiti e lasciare venire fuori la vera essenza che ci anima. E poi, imparare ad ascoltare e comprendere quest’Anima dal linguaggio spesso oscuro e simbolico, ma estremamente interessante e rivelatore.

In pratica dobbiamo trasformarci da semplici attori in autori della trama della nostra vita e solamente dopo divenire gli autentici interpreti della nostra parte.

La libertà è, in definitiva, l’obbiettivo ultimo di questo cammino. Essa dovrebbe essere un diritto di tutti, ma non sempre è facile da raggiungere. Richiede l’acquisizione di alcuni elementi che ne precedono la conquista: consapevolezza e conoscenza, due doti che vanno assimilate poco alla volta.

Si tratta di ricostruire quell’immenso mosaico che rappresenta noi stessi, la nostra identità, la nostra anima, per sostituire l’immagine che gli altri hanno coniato per noi procurandoci un apparire invece di un essere.

Dietro al sintomo, i meccanismi automatici dell’uomo

In un’epoca in cui viene fortemente rivalutato il concetto di medicina olistica, si parla spesso di disturbi psicosomatici, ovvero di malesseri fisici che derivano da un atteggiamento psichico perturbante, da un problema o un trauma emotivo; tuttavia ancora oggi, il meccanismo automatico che si cela dietro a queste corrispondenze rimane poco chiaro.

Si parla genericamente di riflessi non coscienti che influenzano lo stato fisico, ma, forse, in questo ambito le analisi fatte e divulgate non sono ancora state sufficientemente approfondite per consentire una vera comprensione di come si sviluppi la sequenza di azioni e reazioni capaci di interessare psiche e soma.

Proviamo, allora, a spiegarlo con l’aiuto di semplici considerazioni.

Nel suo pregevole libro “La medicina sottosopra”, Giorgio Mambretti affronta la nuova medicina di Hamer proponendo parecchi esempi, ambientati anche nel mondo animale. Tra questi ne citiamo uno molto semplice a proposito dell’infarto alle coronarie. Si tratta della “parabola” del vecchio cervo che deve mantenere la sua posizione di capobranco difendendosi strenuamente dagli attacchi del giovane “rampante”. Nel mondo animale la supremazia sul branco si stabilisce in base alla prestanza fisica; così, stagionalmente, il capo dovrà affrontare l’esemplare più giovane e forte per confermare o meno la propria posizione.

Il giovane cervo, entusiasta e vigoroso, possiede una potenza fisica difficilmente superiore rispetto al vecchio capobranco, nonostante quest’ultimo possa avvalersi dell’esperienza acquisita negli anni.

La natura, però, mette a disposizione del “vecchio” cervo un mezzo per aumentare la propria capacità muscolare attraverso una maggiore irrorazione sanguigna dei muscoli. Perché ciò accada, deve verificarsi una spontanea ulcerazione delle coronarie. Sostiene Hamer, e con lui Mambretti, che se il capobranco confermerà il suo status sociale il suo corpo riparerà naturalmente il “danno” fisico, diversamente potrà rischiare la vita.

Bene, tutto ciò è comprensibile e si può tranquillamente trasportare nell’ambito delle esperienze del genere umano, ma…

… L’uomo presenta anche associazioni inconsce e meccanismi automatici un po’ più complessi!

L’esempio precedente chiarisce ciò che può essere considerata una sequenza di “ordini automatici” che hanno conseguenze di tipo “meccanico” o, meglio, organico. Il tutto volto a migliorare le proprie prestazioni per salvaguardare le conquiste fatte e la stessa sopravvivenza.

Sarebbe già bello se tutti gli operatori della salute partissero da tali princìpi per prodigarsi nella propria missione! A volte, però, ci si trova di fronte a malesseri difficilmente riscontrabili in termini di “danni fisici”. Accertare in laboratorio le cause di un semplice “mal di testa” (usiamo appositamente un termine popolare e impreciso per sottolineare la “quotidianità” di un simile disturbo) è un’impresa ardua e spesso vana. Quando, come spesso (e fortunatamente) accade, non si trovano cause “tangibili” a un generico “mal di testa”, si finisce per imputarlo allo stress, alla stanchezza, eccetera. Sicuramente il “mal di testa” può avere origine da condizioni di superlavoro o di stress psichico o fisico di varia natura, ma le sue cause si possono ritrovare anche in una “cattiva” digestione, in uno squilibrio ormonale o addirittura in qualche singolare associazione di natura emotiva. La lista è piuttosto lunga e così si tende a giustificare l’impiego di rimedi che agiscano prevalentemente sul sintomo.

Sarebbe opportuno procedere altrimenti: la ricerca della causa è sempre di primaria importanza!

Esiste, in ogni caso, un’origine del problema che può essere rintracciata facendo ricorso a una tecnica idonea.

Facciamo un esempio, forse un po’ particolare e “colorito”, ma che potrà essere chiarificatore ed esemplificativo per la comprensione delle possibili cause scatenanti il nostro psico-somatico mal di testa.

Supponiamo che un signore si trovi tranquillamente seduto sulla panchina di un parco pubblico, intento a leggere il proprio giornale.

 

Alle sue spalle una pista ciclabile e dietro ancora un campetto di calcio dove due squadre di giovani disputano una partita.

L’uomo è assorto nella lettura, quindi il senso visivo è impegnato a rilevare i dati presenti sul giornale, dati che verranno trasferiti al cervello per elaborare la percezione delle informazioni raccolte.

La concentrazione non inibisce il funzionamento degli altri quattro sensi, che continueranno a lavorare anche se in condizioni di scarsa consapevolezza. Per esempio, il nostro signore sarà in grado di percepire i profumi e i rumori circostanti in maniera automatica, senza prestarvi attenzione.

E ora vediamo cosa può succedere: nel perfetto istante in cui il campanello di una bicicletta di passaggio suona, dietro le sue spalle ignare, sta arrivando un bel pallone di cuoio diretto proprio verso la nuca del malcapitato. L’evento, completamente inatteso, scatena una reazione di spavento e dolore pressoché contemporanei.

Prima che l’uomo diventi cosciente di ciò che è effettivamente successo, il suo sistema di percezione e archiviazione dati ha già registrato tutto l’accaduto in maniera immediata e automatica. E che cosa ha registrato? Tutte le impressioni pervenute, quindi: le ultime parole lette, il rumore del campanello, lo spavento, il colpo ricevuto alla nuca, il dolore alla testa, eccetera.

Il meccanismo automatico di associazione delle impressioni ricevute e di memorizzazione, di cui è dotato l’essere umano, non è fine a se stesso. Tra i molti scopi c’è anche quello di creare delle risposte rapidissime (re-azioni, appunto) e autonome in grado di provvedere alla sua salvaguardia.

Così, il “fatto” verrà registrato nell’inconscio con tutte le sue associazioni e l’inconscio invierà al subconscio, con il quale lavora a stretto contatto, comandi volti all’ottimizzazione della tutela dell’intera persona e della sua sopravvivenza. Il subconscio, per quanto decisamente poco intelligente, è un potentissimo e quasi infallibile attuatore.

I citati comandi potrebbero allora sfociare in “provvedimenti” simili al seguente: allorché si avverte un suono assimilabile (per intensità, per tonalità o per qualsiasi altra somiglianza) a un campanello, il collo e la testa invieranno un segnale doloroso in modo da prevenire ed evitare il potenziale trauma fisico. In questo caso il suono di un campanello può diventare fattore di re-stimolazione del dolore.

Questo meccanismo non è patrimonio dello stato cosciente, bensì di quello inconscio, e l’inconscio, come ci ha spiegato ampiamente la psicologia, in particolare da Freud in poi, ha la prerogativa di “condensare” i contenuti. Questo fenomeno è stato analizzato da Freud anche in occasione dei suoi studi sul materiale onirico. Infatti, nei sogni il protagonista è proprio l’inconscio. E’ fondamentale riconoscere e tenere presente l’importanza della stretta relazione esistente tra l’elaborazione inconscia e quella onirica… Ma di questo parleremo più avanti…

Così il caso preso in esame può instaurare catene di reazioni del tipo: “campanello – dolore al collo – perdita momentanea di equilibrio” oppure “lettura – mal di testa” o ancora “spavento – dolore alla nuca” e via di seguito.

Il nostro malcapitato signore potrebbe, per esempio, sentirsi male in Chiesa ogni volta che il campanello dell’officiante suona. Razionalmente il problema potrebbe essere tradotto in qualcosa di simile a “sono allergico all’incenso” o “il fumo delle candele mi provoca il mal di testa”, oppure, grazie a una zelante valutazione psicologica, si potrebbe giungere a ipotizzare qualche conflitto di carattere religioso… Eppure… quanto siamo lontani dalla causa reale!

 

Si può forse colpevolizzare il nostro personaggio per affermazioni del genere? No, perché la sua coscienza non è stata in grado di apprendere i VERI contenuti dell’avvenimento. Egli non poteva vedere ciò che stava accadendo alle sue spalle, a maggior ragione perché era intento in un’altra attività.

Esistono migliaia di esempi che potrebbero essere portati a confortare la matematicità di un meccanismo come quello esposto. Addirittura, per certi versi, tale automatismo è riscontrabile anche negli animali che condividono con noi la capacità di registrare a livello inconscio situazioni pericolose o nocive.

Qui è doveroso un brevissimo inciso: ovviamente il suddetto meccanismo automatico di associazione e registrazione si verifica anche in caso di avvenimenti piacevoli e fortunati. Non prendiamo in esame tali casi unicamente perché ci stiamo concentrando sulla possibilità di risalire all’origine di un malessere che, di solito, non scaturisce da un evento felice.

Torniamo ancora per un momento al parallelo tra uomo e mondo animale. Chi non ha mai visto un cane o un gatto dormire? Crediamo ben pochi! Bene, osservandoli si scopre facilmente che anche loro sognano. Infatti i più o meno piccoli movimenti ed emozioni che si verificano nel sonno non sono attinenti a quanto si svolge nel contesto che li circonda, bensì a un elaborazione inconscia.

Possiamo ipotizzare che un animale riviva in sogno scene di vita relative alla giornata precedente per ottimizzare l’apprendimento e creare in sé risposte automatiche più pronte ed efficaci.

Questo avviene in una certa misura anche nell’uomo, seppure quest’ultimo a causa di una psiche e di una mente più “elaborate” arricchisca i contenuti onirici con un simbolismo che rende più complessa l’interpretazione.

Possiamo, pertanto, affermare che il sognatore riviva scene appartenenti al passato e accadute altrove. Quindi, per l’essere umano come per l’animale, le regole del tempo e dello spazio che vincolano il nostro corpo perdono, almeno parzialmente, il loro rigore nel mondo onirico. Ciò sta a significare che, grazie alla memoria conscia e inconscia e a certe particolarità residenti nella nostra parte animica e astrale, è possibile rivisitare tempi e luoghi non contemporanei per estrapolarne insegnamenti. In altre parole per “fare tesoro dell’esperienza”.

Facciamo, ora, un passo avanti. Informazioni mnemoniche del genere di quelle citate vengono trasferite anche di generazione in generazione, sia per via genetica, sia per mezzo dell’educazione.

Geneticamente le giraffe si sono trasmesse l’ordine di allungare il collo per mangiare le foglie più alte degli alberi. E le generazioni successive hanno trasformato la razza in un miracolo della natura. Alcune razze di cani, ai quali viene crudelmente sacrificata la coda, finiscono per nascere con una coda già ridotta (forse anche nel tentativo inconscio di non dover subire il dolore e l’umiliazione della mutilazione). E così via. Queste situazioni, relative alle modificazioni genetiche, sono ovviamente proprie anche del genere umano, e altrettanto significativi possono essere gli esempi derivanti dai messaggi verbali e delle associazioni visive.

Jung racconta di aver compreso soltanto in età matura l’avversione innata che nutriva per la religione cattolica: egli aveva creato un’associazione visiva tra l’abito dei religiosi e il mito dell’Uomo Nero.

Quando, ormai uomo, vide controluce venire verso di lui un prete con il lungo abito talare e con il cappello ricordò l’analoga visione che si presentava dalla finestra della sua camera di ragazzo quando qualche religioso si recava a far visita al padre. Questa figura nera, incombente dalla collina e con il sole alle spalle, era stata dal giovane Jung associata al temibile Uomo Nero.

A volte possono occorrere anni perché certi misteri si svelino, proprio come nel caso di Jung e della sua particolare associazione.

Possiamo ipotizzare analogamente che una nonna che ripeta al nipotino “se non dormi, viene l’Uomo nero” possa instaurare, del tutto involontariamente, l’inizio di un meccanismo del quale si perderà la consapevolezza, ma non le conseguenze.

Cosa si può fare, dunque, per venire a capo di questi subdoli fattori di restimolazione?

Fondamentalmente esistono tre tipologie generali di intervento.

La prima è combattere i sintomi cosa che, quasi quasi, equivale a rassegnarsi. Anche se può rappresentare un sistema clemente da integrare a uno più risolutivo.

La seconda è sostituire l’informazione con un’altra caratterizzata da un differente messaggio da attuare, quindi agire in direzione di un intervento sul subconscio. Nonostante spesso il risultato si dimostri non definitivo, e quindi da ripetere, è pur vero che non avvelena il fisico.

La terza è risalire alla causa inconscia per liberarsi dal condizionamento. Si tratta, qui, di una vera indagine che, tramite le porte che si affacciano sui contenuti della memoria inconscia, può permettere di ritrovare il “capo del filo” e quindi comprendere la lezione e scaricare le associazioni inutili o, peggio, dannose.

A nostro avviso la strada migliore è l’ultima, in quanto soltanto la comprensione può permettere il superamento definitivo del problema. Ci piace chiamare questo processo “lettura e riscrittura del libro della vita”. In termini tecnici è più propriamente denominata Ricapitolazione cosciente e Ricapitolazione onirica. Insomma una vera e propria Dinamica del Ricordo che si avvale di specifiche porte per accedere all’inconscio.

L’importante è che l’individuo lavori in direzione di una sua evoluzione e che aumenti la conoscenza di sé.

La domanda che nasce spontanea a questo punto è: “Dove si trovano le PORTE, di questi magici passaggi, che permettono di comunicare con l’inconscio, senza che tale operazione si tramuti in un nuovo condizionamento?”

E noi rispondiamo: dove dovrebbero essere i varchi che ci permettono di guardare dentro di noi se non sulla nostra stessa area di frontiera? Il nostro corpo materiale confina con il mondo esterno tramite la superficie cutanea, è questa la nostra area di frontiera ed è qui che bisogna cercare: le porte si trovano sulla pelle!

La tecnica riflessologica che si fonda su una speciale mappatura di questi varchi spazio-temporali è quella che sperimentiamo, proponiamo e trasmettiamo da anni a tutti coloro che desiderino lavorare in tal senso.

In ultima analisi, se volessimo guardarci allo specchio e vederci come una “Macchina del Tempo” non sbaglieremmo per niente!

Ah, sì… dimenticavamo… ci sono anche le porte che si schiudono sul futuro!

Per chi desidera sperimentare

Senza alcun dubbio tutti gli Operatori Dermoriflessologi sanno benissimo come realizzare una spirale in rame e soprattutto come utilizzarla, ma abbiamo avuto (e continuiamo a ricevere) richieste a proposito della possibilità di acquistare le spiralette in rame da usare sulle Placche cutanee.

Il filmato che, grazie all’impegno di Diego Mattarocci, abbiamo assemblato  fa vedere, punto per punto, la semplice produzione di questo semplice, ma miracoloso, oggetto.

https://www.youtube.com/watch?v=b02IKMkp1BM